CEPRID

La Cina non fa colonialismo

giovedì 16 dicembre 2010 di CEPRID

Zhang Hongwei

Quotidiano del Popolo

Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

24/11/10

I reciproci benefici e il mutuo rispetto, è ciò che fa la differenza fra come si comporta oggi la Cina in Africa e come si comportano gli speculatori occidentali e si comportavano i vecchi colonialisti.

Il presidente della Commissione dell’Unione Africana (AUC), Jean Ping, recentemente nel suo libro L’Africa brillerà con più forza di mille fiamme ha scritto che l’Africa “corre il pericolo di essere di nuovo colonizzata” dall’occidente in quest’epoca post Guerra Fredda, e che molti paesi africani temono che i loro antichi sfruttatori stiano tornando sui loro passi.

Questo ci ricorda una parola molto popolare nei media occidentali: neocolonialismo, vocabolo che associano spesso e volentieri alla Cina.

I cinesi e la stragrande maggioranza degli africani rifiutano l’idea che la Cina sia colonialista.

Pensano che si tratti di un’assurdità. Perché allora alcuni media occidentali sono tanto impazienti di etichettare la Cina come colonialista? Per due ragioni. Da un lato, l’Occidente, per lo meno fino ad ora, continua a dominare l’informazione globale. D’altra parte, sembra che i chiarimenti cinesi non siano stati abbastanza eloquenti. La situazione si è aggravata al punto che ora danneggia l’immagine e la reputazione del paese.

Accusando la Cina di colonialismo, gli occidentali dicono che la Cina “saccheggia le risorse africane” e “inonda l’Africa con le sue merci” e che “le aziende cinesi eludono le proprie responsabilità sociali nel continente”. Sono falsità. Di fatto, la politica cinese in Africa è ben diversa da quella condotta dai colonialisti occidentali. Per decenni, lo sviluppo delle relazioni sino-africane si è basato sulla parità, i reciproci benefici e la reciprocità. La Cina non ha mai rubato all’Africa nemmeno una manciata di terra, né ha mai preso qualche risorsa con la forza. Si tratta di una differenza enorme in confronto ai secoli di colonialismo occidentale, che ha saccheggiato impunemente tutto il continente. Si prenda ad esempio l’energia. Ogni barile di greggio che la Cina acquista nei paesi africani, è tassato secondo gli accordi e sulla base del prezzo internazionale.

La cooperazione nel settore dell’energia con L’Angola e il Sudan, ha permesso che entrambi i paesi rovinati dalla guerra abbiano ora una prospettiva ben diversa, in particolare nei significativi progressi delle rispettive infrastrutture.

Inoltre, è possibile dimostrare che ancora oggi i prezzi delle risorse minerarie africane sono decisi dalle multinazionali occidentali, il che lascia ai paesi africani un esiguo margine di guadagno nello sfruttamento delle proprie risorse. Ecco perché quei paesi accolgono di buon grado il coinvolgimento cinese e insistono per la cooperazione.

Alcuni media occidentali diffondono falsità ai quattro venti. Un comportamento di un’azienda individuale non può rappresentare la politica di un governo verso l’Africa, e nessun paese può garantire per tutte le proprie aziende in quella zona geografica.

Se l’Occidente riuscirà a cacciare la Cina dall’Africa, oggi uno dei soci più importanti, potrà controllare meglio il continente africano. Chi sa valutare i fatti è cosciente di questa realtà, in Africa come in Cina e perfino in Occidente. Certo la cooperazione sino-africana non è perfetta, ma sono convinto che tanto più Cina e paesi africani possano migliorare e consolidare i loro rapporti tanto più ne avranno beneficio. Questa cooperazione continuerà per una strada più ampia e solida.


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