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Saccheggio o rivoluzione mondiale

lunedì 10 ottobre 2011 di CEPRID

Di Luis Britto García

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1- I paesi egemonici hanno avuto, hanno, e avranno un altro metodo che non sia l’intervento militare per affrontare la loro stessa crisi e dei paesi periferici? La costruzione di armi muove l’industria. Il reclutamento di mercenari occupa e allontana i marginali. La distruzione dei paesi per dividersi le risorse anima l’assalto finanziario.

2- Sarà sufficiente la guerra infinita per salvare l’imperialismo? La spesa in armi spezza le economie. Il deficit si mischia con tagli della spesa sociale che fomentano la sollevazione interna. L’economia dei casinò delle borse conduce da una crisi all’altra. La continua aggressione esterna impantana gli imperi in guerre che non possono vincere contro culture che non capiscono. Il saccheggio e spreco di idrocarburi finirà una volta esauriti. L’attuale stile della civiltà non sopravviverà all’esaurimento della fonte del più del 90% del consumo energetico. La corsa per il petrolio, acqua e biodiversità porta allo scontro tra le grandi potenze e alla Guerra Mondiale.

3- L’attentato contro la Libia modifica questo panorama? Bombardamenti filantropici della NATO aprono la strada ad un’umanitaria coalizione di saccheggiatori che include speculatori finanziarie dell’autocrazia petrolifera del Qatar, ex funzionari di Gheddafi, fondamentalisti sunniti, yihadisti, gruppi tribali e pedine di Al Qaeda. Questa benevola compagnia ha iniziat uccidendo il suo primo capo, Younis. Non sembrano le basi per costruire una pace duratura né una vittoria veloce che quelle infinitamente ritardate in Afghanistan e in Iraq. Gli USA hanno armato in Afghanistan i talebani, adesso i loro peggiori nemici. Nove anni di demolizione dell’Iraq si sono conclusi con la conquista del governo da parte degli sciiti favorevoli all’Iran, il primo rivale degli USA nella regione. A forza di bombe, l’Alleanza Atlantica apre la strada in Libia a gran parte dei suoi nemici. Ogni alleato degli USA diventa vittima o nemico.

4- Basterà non fare nulla perché l’Impero si fermi? In una intervista tv realizzata a marzo del 2007, l’ex comandante della NATO, il generale Wesley Clark, rivela che poche settimane dopo l’11 settembre, cominciava l’invasione in Afghanistan, uno dei segretari che lavorava direttamente con il Segretario Rumsfeld e il sottosegretario Wolfwits, mostrò delle carte dell’ufficio del Segretario della Difesa dicendo: "Questa è una memoria che descrive come invaderemo 7 paesi in 5 anni. Cominciando dall’Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia e Sudan per finire con l’Iran" (Generale Wesley Clark: piano degli Stati Uniti nel 2007 per invadere 7 paesi, tra questi la Libia, www.foroperu.com 13-08-2011)

5- Il ladrocinio contro la Libia migliorerà la sorte delle autocrazie petrolifere di Bahrein, Arabia Saudita, Kuwait e Qatar, dalle potenze che hanno omesso l’uso del veto contro l’intervento, consumatori di idrocarburi? Le compagnie imperiali manterranno alti i prezzi, perché da questi dipendono guadagni esorbitanti. Le autocrazie petrolifere sono utili come pedine contro i paesi dell’OPEP ancora indipendenti. Man mano che saranno sottomessi, le autocrazie petrolifere del Golfo diverranno inutili, l’oro nero sarà pagato sempre di meno e i loro popoli affamati le faranno cadere. La Russia e la Cina sono state escluse dalla divisione del petrolio libico. Ben presto saranno escluse dal petrolio mondiale.

6- Il saccheggio calmerà la turbolenza globale? Se il bottino non è sufficiente per le grandi potenze, meno arriverà al popolo. La recessione aumenterà la disoccupazione, questo peggiorerà la discriminazione contro gli immigrati, la crisi alimentare farà aumentare il costo della vita, la decisione dei governi di versare il peso della crisi sui lavoratori li porterà alla fame, questi continueranno sotto le bandiere dell’indignazione, liberandosi del neoliberalismo e facendo cadere le autocrazie conservatrici come quelle di Tunisia e Egitto.

7- Basterà una crisi terminale del capitalismo e un’ondata di ammutinamenti e di agitazione popolare per far esplodere una rivoluzione internazionale? Le forze sociali si dissipano senza macchine o di progetti capaci di canalizzarle. Durante l’ecatombe neoliberale, partiti e intellettuali prima rivoluzionari, si sono concessi al Pensiero Unico e hanno abdicato la conduzione della potente commozione che oggi scuote il pianeta. Urge la costituzione o ricostituzione di progetti rivoluzionari e di partiti radicali disposti a compierlo. Solo questo ci separa da una Rivoluzione Mondiale.

Traduzione per Voci Dalla Strada di VANESA


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