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La conseguenza della sconfitta neo-nazista in Ucraina: la battaglia tra oligarchi

lunedì 30 marzo 2015 di CEPRID

Alberto Cruz CEPRID Il capitalismo oligarchico ha il controllo assoluto dell’Ucraina. Dal crollo dell’URSS in Ucraina, come in altri Paesi ex-socialisti, ci fu una sorta di “selezione naturale” in cui gli oligarchi si divoravano uno dopo l’altro le proprietà dello Stato e le piccole e medie imprese nate con perestrojka e glasnost. Gli oligarchi raggiunsero un tacito accordo per dividere il potere territoriale ed economico, al punto che l’80% del PIL Paese era nelle loro mani.

Alberto Cruz

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Il capitalismo oligarchico ha il controllo assoluto dell’Ucraina. Dal crollo dell’URSS in Ucraina, come in altri Paesi ex-socialisti, ci fu una sorta di “selezione naturale” in cui gli oligarchi si divoravano uno dopo l’altro le proprietà dello Stato e le piccole e medie imprese nate con perestrojka e glasnost. Gli oligarchi raggiunsero un tacito accordo per dividere il potere territoriale ed economico, al punto che l’80% del PIL Paese era nelle loro mani.

Ma ciò è durato fino alla sconfitta strategica della junta neonazista di Kiev subita a Debaltsevo. Questa sconfitta politica e militare ha lanciato l’allarme agli oligarchi, che si affidavano sempre più al capo della junta neo-nazista Poroshenko per sconfiggere il Donbas e ora cominciano a divorarsi tra loro. Si tratta di una delle principali conseguenze dell’esemplare lotta anti-fascista e anti-oligarchica delle milizie di Donetsk e Lugansk ma, per il momento come direbbe Chávez, non hanno toccato i principali interessi delle oligarchie locali.

In questi giorni si vedono sommovimenti insoliti per gli oligarchi, che usano potere ed influenza nella Rada (Parlamento) di Kiev, come nell’ultimo caso delle terre vendute a oligarchi e transnazionali come Monsanto, e nelle amministrazioni che controllano, come a Dnepropetrovsk (interamente controllata dall’oligarca Kolomojskij, principale finanziatore dei battaglioni nazisti), nei tribunali (dove dettano sentenze molto sospette sugli interessi di un particolare oligarca) financo agli omicidi dei propri seguaci. Ciò vale per Valentina Semenjuk, a capo del Fondo della proprietà Statale e della sua controparte nell’ente Mikhail Chechetov, che aveva iniziato una timida inchiesta sulla privatizzazione in Ucraina e chi aveva avvantaggiato. La prima fu uccisa il 27 agosto 2014, il secondo il 28 febbraio di quest’anno.

La lotta avviene soprattutto tra quattro grandi oligarchi: Poroshenko, Firtash, Akhmetov e Kolomojskij che hanno già eliminato altri oligarchi minori come Novinskij, Ivajushenko, Khmelnitskij o Kljuev accusati di aver sostenuto il deposto Janukovich.

Akhmetov è il maggiore oligarca ucraino, con molti interessi ed aziende del Donbas, soprattutto a Donetsk, ma non solo. La sua fortuna è stimata in 13 miliardi di dollari. Da quando è iniziata la guerra quasi un anno fa, Akhmetov ha giocato su due tavoli, tradendo le milizie quando lo riteneva opportuno (per esempio, mettendo le sue aziende a Marjupol al servizio della junta neo-nazista) e inviando convogli umanitari a Donetsk quando cercava d’ingraziarsi le milizie all’inizio della crisi, nel maggio 2014, per tutelare i suoi interessi nella zona, anche militarmente. Ma il doppio gioco non è servito ad Akhmetov a mantenere il potere in Ucraina: secondo l’indice dei miliardari nel mondo di Bloomberg, Akhmetov da allora è sceso dall’88.mo al 121.mo posto, avendo perso da maggio 2014 a febbraio 2015 4,3 miliardi di euro.

Pertanto ci sono solo tre oligarchi in lizza. Ma la debacle di Debaltsevo contrappone il presidente Poroshenko a Kolomojskij, istigatore della strage di Odessa e finanziatore dei battaglioni nazisti “Azov” e “Donbass“. Le azioni delle società di idrocarburi di Kolomojskij sono diminuite del 25/27% dalla debacle di Debaltsevo; aziende disposte a comprare azioni delle società energetica di Kolomojskij si ritirano in attesa di prezzi più bassi, dovendo diminuire del 40%. Kolomojskij finanzia anche i partiti del Fronte Popolare (Turchinov, Jatsenjuk) ottenendo che la Rada approvasse una legge che riduce dal 28 al 55% le tasse alle compagnie petrolifere e gasifere a seconda dell’esplorazione o sfruttamento del greggio. In totale Bloomberg stima che Kolomojskij abbia perso circa 250 milioni di dollari dalla sconfitta di Debaltsevo.

Inutile dire che Kolomojskij, governatore della regione di Dnepropetrovsk dal marzo 2014, nominatovi dal primo ministro Jatsenjuk, a cui l’oligarca aveva finanziato l’elezione, non ha obblighi in tal senso nel territorio che controlla. Kolomojskij è l’esempio più vivido di come gli oligarchi risucchino senza scrupoli il bilancio dello Stato per trarne profitto. Ha azioni della compagnia energetica ucraina Naftogaz che in realtà, attraverso le sue controllate, tra cui Ukranafta, possiede. Se Kolomojskij dice di rimuovere un incaricato, viene rimosso. Se dice di metterci un altro, lo mettono. Ciò è avvenuto il 16 dicembre 2014 con la ristrutturazione di Naftogaz.

Eppure Kolomojskij ha perso circa 2 miliardi di dollari da quando è iniziata la guerra nel Donbas, stima Forbes, ed ora avrebbe una fortuna di “soli” 1,3 miliardi di dollari. Subito dopo la liberazione di Debaltsevo da parte delle milizie, perse 250 milioni, come già detto. Kolomojskij è spietato e ha uno strumento molto potente: i battaglioni nazisti che finanzia. Si vedrà come li userà per recuperare potere.

Restano Poroshenko e Firthas. Poroshenko controlla le principali aziende dolciarie (da cui il “re del cioccolato”), ma anche di automobili, autobus, un cantiere ed è proprietario della TV Canale 5. La sua posizione politica dopo le concessioni imposte dal nuovo accordo di Minsk s’indebolisce ogni giorno, riducendone il conto corrente. Secondo Forbes, la sua fortuna è già meno di 1 miliardo di dollari ed è sceso di 284 posizioni nella lista mondiale dei miliardari. Ecco perché, quale curiosa dimostrazione che lascia molto chiaramente capire cosa sia il capitalismo, la sua società vende i prodotti di cioccolato in Russia con il nastro di San Giorgio, vietato in Ucraina, dov’è illegale e chi lo porta viene picchiato e/o arrestato. É un individuo senza scrupoli, ma ora è molto debole. Tranne la TV, gli attacchi contro di lui negli altri media della propaganda ne sabotano lentamente l’immagine e l’attività, come una goccia che scava la pietra.

Firthas è un caso a parte, con una fortuna stimata di 1 miliardo di dollari. Controlla l’industria chimica (in particolare fertilizzanti), l’immobiliare e anche una TV (Mega) in Ucraina e un’altra (Zoom) in India. A quanto pare non ha molto peso in politica, come gli altri oligarchi, forse perché aveva importanti interessi in Crimea, dove cominciano a nazionalizzare industrie e beni ucraini come cinema, compagnie telefoniche e l’industria militare, e chiede ripetutamente una soluzione pacifica del conflitto nel Donbas.

La lotta ora si svolge tra di loro. L’Ucraina è in una situazione che è già, nonostante sforzi occidentali e del FMI, da bancarotta. Il primo ministro, il neo-nazista Jatseniuk, ha riconosciuto che l’economia ha subito una contrazione del 20% nel 2014. La grivna, la moneta ucraina si deprezza come mai dalla sconfitta di Debaltsevo. Oggi vale il 70% in meno rispetto a novembre 2014. Anche se nascoste dalla junta neo-nazista, vi sono iperinflazione (24,9%) e carenza di beni primari, causata da assenza di forniture e dall’accaparramento degli speculatori, causando aumenti dal 25% per le bevande analcoliche al 56/77% per frutta e cereali. I negozi sono vuoti e le proteste sono represse. L’89% della popolazione risente la crisi economica e sociale. Vi è l’aumento della criminalità comune (secondo il procuratore generale, più di un milione di reati nel 2014), la metà degli ucraini non può pagare le bollette (elettricità, acqua, ecc). Accelerando la privatizzazione (con l’arrivo sulla scena del FMI e del suo pacchetto di “aiuti” da 17,5 miliardi di nuovi accordi assegnati dopo Minsk), i costi dei servizi medici sono aumentati del 17/30% ; le tariffe sui servizi come acqua, luce e gas sono aumentate del 343%; stipendi e pensioni sono congelati… (1)

Con tali premesse, la battaglia tra gli oligarchi sarà molto più sanguinosa di quelle nel Donbas. Si divorano l’un l’altro in un processo di selezione naturale che decanta il futuro del Paese, con o senza il Donbas.

Nota: (1) Korrespondent

Alberto Cruz è giornalista, politologo e scrittore. Il suo nuovo libro è “Le streghe della notte. Il 46.mo Reggimento “Taman” delle aviatrici sovietiche nella seconda guerra mondiale“, a cura di La Caída in collaborazione con il CEPRID.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


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